FP CGIL Bologna non partecipa alla festa della Polizia Penitenziaria: “Condizioni di lavoro critiche”
Una presa di posizione forte per denunciare la situazione degli operatori penitenziari
In occasione del 208° anniversario della Fondazione del Corpo di Polizia Penitenziaria, che si celebrerà il 9 aprile in Cappella Farnese, la Fp Cgil Bologna ha annunciato che non prenderà parte ai festeggiamenti. Una decisione netta, motivata da “estrema amarezza e disillusione”, come dichiarato dal segretario Salvatore Bianco.
Secondo il sindacato, le condizioni di lavoro all’interno del Corpo di Polizia Penitenziaria sono ormai insostenibili, e presentano un rischio concreto per la salute e la sicurezza degli operatori. Fp Cgil denuncia “persistenti condizioni critiche di lavoro, sempre sul punto di tramutarsi in rischio tangibile per gli operatori”.
Festa in contrasto con la realtà quotidiana
Il sindacato sottolinea come “i festeggiamenti organizzati stridano fortemente con una condizione attuale di ben altro tenore”. La scelta di disertare l’evento non è da interpretarsi come una mancanza di rispetto verso l’istituzione, ma vuole piuttosto essere un atto di solidarietà verso chi ogni giorno affronta difficoltà sistemiche e strutturali che, a detta della Cgil, “non sembrano avere alcuna prospettiva di evoluzione”.
Una denuncia pubblica per non restare in silenzio
La Fp Cgil Bologna rivendica così il proprio ruolo di tutela dei lavoratori, scegliendo di trasformare un’occasione celebrativa in una denuncia pubblica che possa accendere i riflettori su una realtà troppo spesso ignorata. Il messaggio è chiaro: senza un cambiamento concreto nelle condizioni di lavoro, non ci sono motivi per festeggiare.
Sul CCNL Sicurezza il governo non mantiene le promesse fatte a uomini e donne in divisa!
“Dopo un anno di finta trattativa, i ministri hanno sottoscritto l’accordo con i sindacati delle forze di polizia per il contratto del triennio 2022/2024. Tutte tranne una: la Funzione Pubblica CGIL. L’accordo tradisce le promesse fatte dalla Presidente del Consiglio che un anno fa garantì che avrebbe riconosciuto il valore del lavoro di donne e uomini in divisa come nessuno mai prima e con risorse superiori a quelle messe a disposizione per tutti i lavoratori pubblici. Le chiacchiere stanno a zero e l’accordo riduce il peso degli stipendi rispetto a quello di tre anni fa. È la prima volta che un rinnovo contrattuale non difende gli stipendi dall’inflazione”. Questo il commento della Funzione Pubblica CGIL a margine della conclusione della trattativa per il rinnovo del contratto Sicurezza 2022/2024.
CCNL
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STIPENDIO MESE ISPETTORE SUP. | AUMENTO STIPENDIO MESE | INFLAZIONE TRIENNIO | INCIDENZA INFLAZIONE | DIFF. INCR. CCNL – INFL. |
2016/2018 | 2.040,16 | 126,07 | 1,80 | 34,45 | 91,61 |
2019/2021 | 2.098,59 | 58,44 | 2,00 | 40,80 | 17,63 |
2022/2024 | 2.240,10 | 141,51 | 16,50 | 346,27 | -204,76 |
Nell’esempio in tabella, calcolato su un Ispettore superiore, si vede che nel 2018 ebbe un aumento di 126,07 euro mentre la perdita da inflazione fu di 34,45 euro. Nel 2021 a fronte di una perdita da inflazione pari a 40,80 euro, l’aumento fu a regime di 58,44 euro. Il contratto per il triennio 2022/2024 prevede un aumento di 141,51 euro a fronte di una svalutazione dello stipendio mensile pari a 346,27 euro. Con il risultato che la perdita che rimane a regime sarà di 204,76 euro al mese. Lo stesso effetto di perdita riguarderà anche l’indennità pensionabile e tutto il personale di polizia penitenziaria.
“Avevamo fatto proposte per evitare questo risultato – spiega il sindacato -. C’era la possibilità di utilizzare le risorse messe nella Legge di Bilancio per chiudere un accordo di maggiore soddisfazione per le donne e gli uomini in divisa. Avevamo proposto una diversa articolazione dello straordinario perché pagato molto meno che per tutti gli altri lavoratori pubblici e privati. Ma il Governo non ha voluto sentire e si è perfino negato al confronto”.
“Così i poliziotti penitenziari in carne ed ossa i conti li faranno ogni giorno in base a quanto avranno da spendere per mangiare, mandare i figli a scuola o per pagarsi cure e medicine. Cancellando il principio fondamentale per cui un contratto nazionale deve innanzitutto difendere gli stipendi dall’inflazione, si accetta che pur lavorando ci si possa impoverire. È con fatti e numeri alla mano che misuriamo la distanza tra le promesse fatte un anno fa dalla Presidente Meloni, nella parata di Palazzo Chigi davanti ai sindacati di polizia e militari, e i risultati di questa farsa. Noi non ci stiamo e per questo non abbiamo sottoscritto questo accordo a perdere. Per parte nostra continueremo a rivendicare il giusto riconoscimento del valore di tutte le lavoratrici e i lavoratori pubblici, compresi quelli in divisa”, conclude la Fp Cgil.
In divisa ma senza contratto, Polizia Penitenziaria in piazza
Novecentoquarantadue sono i giorni da quando il loro contratto è scaduto. Quanto basta per spingere polizia e forze armate a scendere in piazza il 31 luglio davanti Montecitorio insieme a Maurizio Landini anche con una delegazione dall’Emilia-Romagna.
Anche nella nostra Regione presidi a Ferrara, Bologna e Modena.
Stipendi e contratti al palo
“La promessa era che avrebbero dato più soldi rispetto agli altri lavoratori, la realtà, invece è il 5,78% di incremento medio certificato dalla Ragioneria Generale per tutti i dipendenti pubblici, anche per quelli delle forze di politica”, ha raccontato il segretario nazionale della Fp Cgil in un’intervista a Collettiva. Gli fa eco Pietro Colapietro, segretario generale del Silp, che sottolinea come lo stipendio medio di un poliziotto si aggira sui 1600 lordi al mese: “Dopo tre anni di inflazione cumulata al +17% l’aumento che il governo si appresta a riconoscere al comparto si limita al +5,7%”
Le richieste
Non chiedono la luna. Innanzitutto “garanzie di risorse economiche per un contratto dignitoso” che permetta il recupero del potere d’acquisto per le donne e gli uomini in divisa. Poi serve “un piano straordinario di assunzioni” per aumentare gli organici del personale operante nei molteplici servizi di sicurezza svolti dalle forze di polizia e militari. Tema non meno importante è quello delle condizioni di lavoro e di vita “per contrastare il preoccupante fenomeno dei suicidi tra i lavoratori”. Infine il nodo pensioni: con l’attivazione della previdenza complementare per garantire un futuro sicuro ai lavoratori.
Governo non pervenuto
“Il governo, pur vantandosi di essere vicino alle forze dell’ordine e alle forze armate – scrivono le sigle sindacali – dimostra di essere sordo alle legittime richieste avanzate dai lavoratori: salario equo, diritti tutelati, previdenza protetta, tutela della salute e della sicurezza sul lavoro per la dignità di ogni operatore”.
Situazione esplosiva al carcere della Dozza
Sono arrivati a quasi 800 i detenuti presenti al carcere di Bologna e Salvatore Bianco di FP CGIL riferisce che alcuni “assumono pretese per le loro richieste più disparate e se non accontentati mettono in atto gesti autolesionistici o di ribellione verso le regole di convivenza”.
Il sindacato parla di “una situazione esplosiva nel penitenziario con pochissimi posti rimasti disponibili, continui eventi critici anche molto gravi, il personale di polizia penitenziaria è ridotto ai minimi termini con una carenza organica di circa 80 unità negli ultimi mesi” e un sistema “incapace di dare segnali chiari nella gestione di quei detenuti più problematici che avvertono sempre più il senso di impunità per i loro comportamenti a volte violenti e fuori dalle regole!”
Le richieste sono tra le più disparate: dallo spostamento in camera singola al rifiuto dell’assegnazione nei vari reparti, quando qualche posto si libera: “In questa situazione il personale avverte sempre più un senso di abbandono – spiega FP CGIL – davanti a una Amministrazione che resta inerme e non prende provvedimenti anche su quei soggetti che da diversi mesi continuano a creare situazioni critiche” e chiede che il blocco dei “dei continui ingressi registrati negli ultimi giorni, n.10 detenuti in più in circa 24 ore – quindi – la drastica riduzione del numero dei detenuti presenti nell’istituto, allontanando principalmente tutti quei soggetti ampiamente conosciuti per i loro comportamenti critici. Se ciò non avverrà si andrà incontro ad un periodo estivo molto complicato e l’amministrazione tutta ne sarà responsabile” conclude il sindacato.
Gravi condizioni e carenza di personale nella casa circondariale di Forlì
Il Segretario Generale della Fp Cgil Forlì-Cesena, Mirko Masotti, ha inviato una missiva alle autorità competenti per denunciare le gravi condizioni della casa circondariale di Forlì.
La principale problematica riguarda la carenza di personale della Polizia Penitenziaria e la sua influenza sulla sicurezza e l’ordine dei detenuti, nonché sui diritti fondamentali del personale. Masotti sottolinea che questa situazione non può essere sottovalutata, poiché mette a rischio la sicurezza dei pochi poliziotti rimasti in servizio, costretti a garantire il mandato istituzionale in condizioni inaccettabili.
Per affrontare questa problematica complessa, chiediamo un’implementazione significativa del personale maschile della Polizia Penitenziaria attraverso un adeguato reclutamento. L’obiettivo è fornire un rapido e completo sollievo alle difficoltà presenti nell’Istituto Forlivese, garantendo i diritti dei poliziotti e, soprattutto, assicurando una maggiore sicurezza della struttura penitenziaria e il corretto svolgimento del mandato istituzionale da parte di tutti i lavoratori della Polizia Penitenziaria.
Nella lettera la FP CGIL Forlì-Cesena evidenzia alcune problematiche specifiche, come l’assenza di pause per la cena per il personale di polizia che lavora nel turno serale, l’accorpamento eccessivo dei posti di servizio a un singolo lavoratore, la revoca dei riposi per esigenze di servizio e l’impossibilità di usufruire delle ferie accumulate. Nonostante la presenza quasi completa di agenti e assistenti nella pianta organica di Forlì, non è chiaro come mai il personale non riesca a prendere ferie o venga richiamato in servizio durante i giorni di riposo o congedo.
Si sottolinea la mancanza di una direzione stabile presso il carcere di Forlì. Attualmente, il Comandante è in missione da un altro istituto, mentre la Direttrice attuale ha la responsabilità anche di altri due istituti. Questa mancanza di continuità direttiva compromette la stabilità gestionale e organizzativa dell’istituto.
La Fp Cgil di Forlì ribadisce e rinnova la richiesta di un aumento del personale della Polizia Penitenziaria per la Casa Circondariale di Forlì. Tale richiesta è motivata dalla necessità di garantire i diritti fondamentali e la sicurezza degli agenti della Polizia Penitenziaria e rispettare le norme di sicurezza nei confronti della popolazione detenuta.
Polizia penitenziaria: denunciamo criticità e assenza di relazioni positive nel distretto Emilia-Romagna e Marche
Le segreterie regionali delle organizzazioni sindacali del distretto Emilia-Romagna e Marche denunciano la criticità e l’assenza di relazioni sindacali e mettono in dubbio la gestione del Provveditorato. Nonostante la precorsa interlocuzione con la S.V., il tono immotivatamente indispettito nel precedente riscontro ha dimostrato la scarsa considerazione riservata ai rapporti con le OO.SS. e l’assenza di responsabilità da parte dei dirigenti.
Chiediamo che l’Amministrazione individui un luogo idoneo alla consultazione con i rappresentanti sindacali e denunciano anche l’inosservanza degli accordi pattizi sottoscritti tra Parte Pubblica e OO.SS. La richiesta di comunicare i nominativi dei delegati locali per partecipare ai lavori del PIL del PRAP e la convocazione dell’incontro sindacale sul FESI 2022 in modalità telematica viene vilipesa ed esprimiamo l’ intenzione di disertare l’incontro.
Le organizzazioni sindacali dichiarano lo stato di agitazione e si riservano di interrompere le trattative in sede distrettuale fino a quando non si registrerà un evidente e necessario cambiamento delle relazioni sindacali e delle condizioni lavorative del personale di Polizia Penitenziaria. Contestano infine gli interpelli emanati e le relative assegnazioni e chiedono di sospendere tali procedimenti almeno fino all’ufficialità delle nuove piante organiche.
In conclusione, chiediamo il rispetto delle trattative sindacali e la presa di responsabilità da parte del Provveditorato per migliorare le condizioni lavorative del personale penitenziario e la sicurezza degli istituti penitenziari del distretto.
Ennesima aggressione al personale di polizia penitenziaria di Forlì
Questa mattina, presso la Casa Circondariale di Forlì, è andata in scena l’ennesima aggressione, a carico di un Assistente Capo Coordinatore di Polizia Penitenziaria, da parte di un detenuto.
L’aggressore, secondo quanto appreso, avrebbe sferrato una serie di pugni per futili motivi, con una tale aggressività nei confronti dell’Operatore di Polizia, da porlo nelle condizioni di dover far ricorso alle cure sanitarie presso il locale Ospedale. Ancora una volta assistiamo ad azioni a carico del personale di Polizia Penitenziaria, senza che lo Stato, il Ministero della Giustizia, abbia ancora messo in atto azioni risolutive che possano arginare questa grave situazione.
L’agente di Polizia Penitenziaria è sostanzialmente, durante il proprio turno di lavoro, lasciato solo dallo Stato, senza alcuna tutela in termini di sicurezza della propria incolumità. Il lavoro e la sicurezza meritano rispetto, sempre!
FP CGIL esprime la massima solidarietà all’Agente coinvolto ed a tutto il personale della Casa Circondariale di Forlì.
Casa circondariale di Forlì: Grave carenza di personale
Denunciamo da anni la grave carenza di personale maschile che affligge la Casa Circondariale di Forlì, senza che l’Amministrazione Penitenziaria cerchi di porvi rimedio, rimandando il problema alla gestione dell’emergenza nel territorio confidando sul grande senso di responsabilità degli agenti di Polizia Penitenziaria.
Disponibilità che si è trovata a dover far fronte anche a scelte organizzative del Ministero pressoché incompatibili con una gestione di un Istituto penitenziario già in emergenza, stante la mancanza di personale. Esemplificativo di ciò è stata la scelta effettuata alcuni anni fa di riaprire una sezione detentiva maschile, precedentemente conosciuta come sezione a custodia attenuata, con particolari finalità di sorveglianza, oggi contenente circa 40 detenuti, senza aver in alcun modo previsto l’invio ad integrazione del già risicato personale di nuove forze addette alla sorveglianza.
Per favi fronte si è dovuto ricorrere al reimpiego del personale di Polizia penitenziaria già in servizio, aumentando i carichi di lavoro e conseguentemente le ore di attività prestata. Il personale operativo si trova quindi a dover far fronte alle necessità istituzionali, oltre che svolgendo il proprio orario di lavoro, con turni aggiuntivi (sino a 12/13 ore lavorative giornaliere), prolungamento di orario ordinario, rinunciando ai riposi previsti e con molte ore di straordinario che difficilmente verranno smaltite.
Infatti le ore di straordinario effettuate per sopperire alla mancanza di personale, non venendo pagate per mancanza di fondi, si cumulano e possono essere utilizzate con giornate di riposo a casa… impossibile percorso mancando personale che possa garantire le attività presso la sede carceraria.
La situazione della sicurezza sia degli operatori penitenziari che della popolazione detenuta si infrange purtroppo sulla burocrazia di un Ministero che pare in alcun modo aver cura di un tema importante: condizioni di lavoro vivibili e sicurezza della propria persona.
Presso la Casa Circondariale di Forlì, oltre a detenuti in attesa di giudizio ed ai giudicati con condanna breve, esistono tipologie di ristretti molto delicate che richiedono sorveglianze speciali come chi affetto da patologie psichiatriche o da coloro che stante la tipologia di reato non possono essere messi a contatto con gli altri detenuti.
Tutto ciò richiede un notevole sforzo operativo allo già scarso personale, molte volte anche impiegato in attività di piantonamento esterno del detenuto che necessita di cure sanitarie.
Il personale di Polizia Penitenziaria, è ormai ridotto allo stremo delle forze, i livelli di attenzione richiesti per svolgere le attività ordinarie e straordinarie sono elevatissimi. E’ recente, grazie al grande impegno profuso dal personale di Polizia, svolgendo con massima responsabilità il proprio compito, l’episodio di salvataggio di una vita, avendo sventato un tentativo di suicidio messo in atto da un detenuto.
Molteplici invece gli episodi di aggressione a carico del personale da parte della popolazione detenuta, che oltre allo stress lavorativo cumulato causa l’enorme carico di lavoro, si trova a dover subire il disinteresse di un Ministero che lascia soli i propri dipendenti, anche a rischio della propria vita.
Molteplici gli episodi di suicidio anche tra gli agenti di Polizia Penitenziaria!
Come FP CGIL chiediamo, oltre alla solidarietà, all’attenzione che periodicamente viene rivolta verso questi lavoratori e verso gli Istituti penitenziari, che si facciano delle scelte urgenti e fondamentali.
Occorre personale, occorrono condizioni di lavoro sostenibili… null’altro.
La segretaria Generale FP CGIL
Daniela Avantaggiato
Serve una profonda revisione del sistema penitenziario
“È giunto il momento che il Ministero della Giustizia e i vertici dell’Amministrazione prendano coscienza che il sistema penitenziario necessita di una profonda rivisitazione”. Così la Fp Cgil in merito all’operazione di polizia giudiziaria di oggi in relazione agli eventi avvenuti al carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile dello scorso anno.
“Le rivolte – prosegue – sono state la chiara dimostrazione di una gestione organizzativa inadeguata, e in strutture fatiscenti, nel sistema penitenziario. Da tempo abbiamo chiesto ai vertici un incontro finalizzato ad una riorganizzazione, resa ancor più necessaria nella pandemia, per garantire agli agenti di polizia penitenziaria carichi di lavoro sostenibili e un nuovo modello custodiale, insieme ad interventi di ristrutturazione e di implementazione delle tecnologie. Ferma restando la fiducia nella magistratura nell’accertamento delle responsabilità individuali, il nostro obiettivo deve essere quello di ridurre le situazioni di disagio ridando da subito dignità a tutti gli agenti di Polizia penitenziaria, anche a tutela degli stessi detenuti e della qualità del sistema penitenziario”, conclude la Fp Cgil.